CHI SIAMO - LA CHIMERA DI AREZZO
LA CHIMERA DI AREZZO

La Chimera di Arezzo è un capolavoro di arte Etrusca risalente al V- IV secolo a.C. Si tratta di una statua di bronzo rinvenuta nel novembre 1553 nei pressi di Arezzo, allora antica città etrusca e romana, durante la costruzione di fortificazioni medicee . Venne restaurata da Benvenuto Cellini e conservata per un periodo di tempo a Palazzo Vecchio, dove Cosimo I dé Medici la volle parte della sua collezione. Successivamente venne trasportata a Palazzo Pitti e nel 1718 nella Galleria degli Uffizi. Attualmente è collocata presso il Palazzo della Crocetta, nell'odierno Museo archeologico di Firenze.



Nella mitologia greca la chimera era un mostro che sputava fuoco, talvolta alato, con il corpo e la testa di leone, la coda a forma di serpente e con una testa di capra nel mezzo della schiena, che terrorizzava la terra della Lycia. Venne uccisa da Bellerofonte in un epico scontro con l'aiuto del cavallo alato Pegaso. La statua è alta circa 80 cm e rappresenta la Chimera ferita nell'atto di avventarsi sul suo aggressore, con la testa di capra chinata a causa delle ferite ricevute. Al momento del ritrovamento la statua venne identificata come un leone, in quanto la coda non era presente e venne ritrovata successivamente dal Vasari.


Il restauro alla coda è però un restauro sbagliato: il serpente doveva avventarsi minacciosamente contro Bellerofonte e non mordere un corno della testa della capra. Probabilmente, la Chimera faceva parte di un gruppo con Bellerofonte e Pegaso ma non si può escludere completamente l'ipotesi che si trattasse di un'offerta votiva a sé stante. Quest'ipotesi sembra essere confermata dalla presenza di un'iscrizione sulla zampa anteriore destra, in cui vi si legge la scritta TINSCVIL o TINS'VIL, che significa "donata al dio Tin", supremo dio etrusco del giorno (assimilabile allo Zeus greco o al Giove dei Romani).



Questa scoperta sensazionale ebbe larga eco tra artisti e letterati dell'epoca, come ad esempio il Cellini, il Vasari, Tiziano e la notizia si diffuse rapidamente, tanto che nella seconda metà del'500 la Chimera divenne l'interesse principale e la mèta di numerosi viaggiatori stranieri che ne parlarono in appunti di viaggio corredati spesso da disegni dell'opera.

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